| Caccia a grande cerca |
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| Scritto da Andrea Mariani | |
| martedì 17 giugno 2008 | |
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Ogni cacciatore amante della caccia con il cane da ferma sogna un ausiliare che trovi più selvaggina possibile, che riesca a fermarla bene e mettendolo in condizione di avvicinarsi e sparare.
Tutti i cacciatori che praticano questo tipo di caccia, possiedono un ausiliare con tali requisiti, indipendentemente dalla razza d’appartenenza. Questi soggetti sanno regalare grandi soddisfazioni a colui che io amo definire il loro “capobranco” e mai “padrone”, allietando le sue giornate con la loro cerca sempre brillante ed attiva. C'è il cane con più iniziativa, che va un po' più lontano, impegnandosi molto a perlustrare la zona scrupolosamente, reperendo selvaggina difficile e ben nascosta e che da l'anima per accontentarci. Questa è la tipologia più tipica del cane da ferma a disposizione dei cacciatori e non è difficile reperire soggetti che abbiano tali attitudini; alla fine risultano tutti degli ottimi ausiliari che regalano grandi soddisfazioni a chi li ha voluti con convinzione e con determinazione.Poi c'è l'artista, il genio, l'inventore, il soggetto con la giusta psiche, non sempre equilibrato ma che alla fine è di grande resa. Lui sarà fin da subito indipendente sia dal suo conduttore che dai suoi simili compagni di cerca. Questo è il soggetto che quando lo sciogli dal guinzaglio di solito non si fa vedere per la prima mezz'ora di caccia, è quello che quando è ora di tornare a casa ci fa penare non poco per essere recuperato, è quel soggetto che cerca sempre con la stessa andatura e che quando raramente ci passa vicino, ci guarda con la coda dell'occhio ignorandoci. Quasi mai rientrerà per ricevere una carezza o un incoraggiamento e quando ci fermiamo stanchi a riposare o a mangiare un boccone, lui continua la sua ricerca ampia e concentrata. Qualcuno già sicuramente penserà: “ma questo non è un cane da caccia, questo è un automa che caccia per conto suo e si fa soltanto i suoi comodi”! Dipende dai punti vista, io sono convinto che quello è il cane da caccia che più ricerco, lui mi darà molto più degli altri, facendomi alzare dal letto alla mattina alle quattro pur sapendo che in giro non c'è nulla. Questi soggetti sono di solito quelli che si spingono più lontano degli altri, che vanno a caccia quasi sempre fuori dalla portata di richiamo, ma non perché lontano trovano di più, semplicemente perché vicino hanno già accertato che non c'è nulla. Non necessariamente questi soggetti sono di razze inglesi, ho visto ad esempio bracchi tedeschi e breton fare lo stesso lavoro che avrebbe svolto un pointer o un setter inglese, con andatura diversa ma con la stessa concezione di ricerca. Questi cani, da giovani ci faranno soffrire un po' nell'addestramento, sarà difficile spiegare loro qualcosa, io di solito li lascio fare e mi diletto a osservarli, spesso ad immaginarli lontani da me, pronti ad esplorare ogni centimetro di terreno. Trialer si nasce e quando mi accorgo che un soggetto possiede questo requisito lo lascio sfogare in gioventù e lo aspetto per mesi, qualche volta per anni. Sono questi i soggetti con cui mi diverto ad andare a caccia, ne ho avuti più di uno: Giada del Dianella e Max, suo figlio, poi c'è Lady, che al momento è una grandissima esploratrice, è il leader del branco e che non poco mi ha fatto penare da giovane. Poi ci sono giovani soggetti, Chetti, Sonia e Nadal con ottimi requisiti e che io attendo con pazienza. Pedro, Varenne e ultimo arrivato Iarno, sono degli eccezionali cani da caccia, sono veramente dei soggetti che tutti vorrebbero possedere, che danno l'anima per la caccia facendomi divertire tanto, eppure non sono trialers, non sono cani di grande cerca, essi non esagerano mai e mai starò ad attendere lungo tempo che rientrino. La mia interpretazione di grande cerca è un po' complessa, forse non sarà quella giusta e forse soltanto io la penso in questo modo. Mi esalta osservare quel soggetto che scollina, mentre io, seduto su una pietra lo osservo esplorare un profondo canalone consapevole che quando andrà in ferma impiegherò non poco per raggiungerlo ed andarlo a servire. Spesso rinuncio. Mi capita spesso di comandarli a distanza, ossia, quando il cane da un punto scoperto si guarda in giro per vedere dove sono, io attiro la sua attenzione con un fischio, mi faccio vedere e con il cenno del braccio alzato lo invito a continuare la cerca e ad andare avanti, girando il braccio in senso rotatorio e gridando se può sentirmi:”via,via”!! Questo comando si chiama: “prendere il cenno” e lo si insegna fin da giovani, in spazi aperti, dove il cane può sempre vederti. Giada, Max, Lady e Varenne hanno sempre bene interpretato questo gesto che tanto utile mi è stato e lo sarà in futuro. Ringrazio il maestro “Felice Delfino” che mi ha insegnato con i suoi scritti questo metodo molto utile anche a lui ed indispensabile a chi pratica la caccia come me, con cani molto lunghi.Max non rientra, sono già trascorsi venti minuti, l'ultima volta che l'ho intravisto saliva su quel costone, mi avvicino e sento in lontananza il suo beeper in ferma. Ancora una volta: “Grazie Max per avermi scovato l'unica beccaccia della zona, lontana, difficile ed impensabile. Il cane a grande cerca è quel soggetto che va immediatamente a rintracciare la beccaccia nella rimessa più lontana. Andrea |
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 17 giugno 2008 ) |
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Tutti i cacciatori che praticano questo tipo di caccia, possiedono un ausiliare con tali requisiti, indipendentemente dalla razza d’appartenenza. Questi soggetti sanno regalare grandi soddisfazioni a colui che io amo definire il loro “capobranco” e mai “padrone”, allietando le sue giornate con la loro cerca sempre brillante ed attiva. C'è il cane con più iniziativa, che va un po' più lontano, impegnandosi molto a perlustrare la zona scrupolosamente, reperendo selvaggina difficile e ben nascosta e che da l'anima per accontentarci. Questa è la tipologia più tipica del cane da ferma a disposizione dei cacciatori e non è difficile reperire soggetti che abbiano tali attitudini; alla fine risultano tutti degli ottimi ausiliari che regalano grandi soddisfazioni a chi li ha voluti con convinzione e con determinazione.
quelli che si spingono più lontano degli altri, che vanno a caccia quasi sempre fuori dalla portata di richiamo, ma non perché lontano trovano di più, semplicemente perché vicino hanno già accertato che non c'è nulla. Non necessariamente questi soggetti sono di razze inglesi, ho visto ad esempio bracchi tedeschi e breton fare lo stesso lavoro che avrebbe svolto un pointer o un setter inglese, con andatura diversa ma con la stessa concezione di ricerca. Questi cani, da giovani ci faranno soffrire un po' nell'addestramento, sarà difficile spiegare loro qualcosa, io di solito li lascio fare e mi diletto a osservarli, spesso ad immaginarli lontani da me, pronti ad esplorare ogni centimetro di terreno. Trialer si nasce e quando mi accorgo che un soggetto possiede questo requisito lo lascio sfogare in gioventù e lo aspetto per mesi, qualche volta per anni. Sono questi i soggetti con cui mi diverto ad andare a caccia, ne ho avuti più di uno: Giada del Dianella e Max, suo figlio, poi c'è Lady, che al momento è una grandissima esploratrice, è il leader del branco e che non poco mi ha fatto penare da giovane. Poi ci sono giovani soggetti, Chetti, Sonia e Nadal con ottimi requisiti e che io attendo con pazienza. Pedro, Varenne e ultimo arrivato Iarno, sono degli eccezionali cani da caccia, sono veramente dei soggetti che tutti vorrebbero possedere, che danno l'anima per la caccia facendomi divertire tanto, eppure non sono trialers, non sono cani di grande cerca, essi non esagerano mai e mai starò ad attendere lungo tempo che rientrino.
osservo esplorare un profondo canalone consapevole che quando andrà in ferma impiegherò non poco per raggiungerlo ed andarlo a servire. Spesso rinuncio. Mi capita spesso di comandarli a distanza, ossia, quando il cane da un punto scoperto si guarda in giro per vedere dove sono, io attiro la sua attenzione con un fischio, mi faccio vedere e con il cenno del braccio alzato lo invito a continuare la cerca e ad andare avanti, girando il braccio in senso rotatorio e gridando se può sentirmi:”via,via”!! Questo comando si chiama: “prendere il cenno” e lo si insegna fin da giovani, in spazi aperti, dove il cane può sempre vederti. Giada, Max, Lady e Varenne hanno sempre bene interpretato questo gesto che tanto utile mi è stato e lo sarà in futuro. Ringrazio il maestro “Felice Delfino” che mi ha insegnato con i suoi scritti questo metodo molto utile anche a lui ed indispensabile a chi pratica la caccia come me, con cani molto lunghi.