Streaming dei documentari di Andrea Mariani
 Vivi anche tu la passione della grande caccia con i documentari di Andrea Mariani.
Acquistali Subito...

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Caccia e Setter TOOLBAR

Caccia e Setter Tool Bar

Meteo

ENALCACCIA-ROMA

Impostazione

Questo portale è ottimizzato per la visualizzazione con Internet Explorer 7.0 e FireFox 2.0
Il figlio di Artemide Stampa E-mail
Scritto da Andrea Mariani   
sabato 16 febbraio 2008

ImmagineIo li conosco molto bene i miei cani, sono degli ottimi cani da caccia, dei grandi amici ed hanno uno spiccato senso del movimento. Nel loro sangue ci sono geni che gli permettono di compiere delle ottime imprese e poi ci ho anche  messo qualcosa di mio: tutta la mia esperienza e soprattutto la mia passione.

Si dice in gergo di caccia che ogni cane assomigli al suo conduttore ed in parte è vero. Noi cacciatori con il cane da ferma abbiamo diversi modi di immaginare un ausiliare. Indipendentemente dal tipo di selvaggina, c'è chi ama il cane con cerca sempre collegata, a vista o almeno che si faccia vedere spesso, con cerca equilibrata ed attenta. Poi c'è chi nel cane cerca doti come il riporto, trascurandone altre che secondo loro non sono di fondamentale importanza, quali movimento in cerca costante e ferma stabile nel tempo.

 

ImmagineC'è  chi vorrebbe che il proprio ausiliare avesse atteggiamenti che snaturino la sua indole, andando contro corrente rispetto a ciò per cui sono stati creati e questo non giova ne’ al cane ne’ al conduttore. Ogni razza va usata per svolgere cose per le quali è stata creata, salvo qualche eccezione. La mia riflessione in sintesi è questa: le razze continentali devono svolgere una cerca larga, equilibrata nei lati,  dovendo rientrare spesso ma non necessariamente  essere sempre a vista del conduttore. Devono avere una ferma stabile perchè comunque sono cani da ferma e questo è il loro primo requisito. Gli inglesi hanno caratteristiche diverse, sono stati creati per svolgere una cerca molto ampia, svolgendo una grande esplorazione del terreno a discapito spesso del collegamento, ma anche qui, ed ancor più, il cane deve avere una ferma stabile e duratura. Io intendo i cani da ferma ed in particolar modo gli inglesi ancor più diversamente.

 

ImmagineIl mio ausiliare deve essere libero di svolgere ciò che vuole, dettato dalla sua indole di cacciatore e fermatore ed alla fine è questo che io mi aspetto da lui. La cerca deve essere svolta in modo dinamico e concentrato mai un richiamo, mai un fischio, semmai qualche cenno da lontano, perchè essi sanno sicuramente che stanno andando a caccia e possono prendere iniziative, ma ciò che noi dobbiamo fissargli nella mente, è che debbano cacciare con noi e per noi. I cani intelligenti e sono la maggior parte lo capiranno, ma occorre del tempo, tanta dedizione e passione. Io lascio sfogare i miei cani per due, tre anni, facendo fare a loro quello che vogliono, alcuni imparano prima alcuni dopo ma tutti alla fine mi ripagheranno di soddisfazioni e di grandi emozioni, aggiungendo anche gli interessi. Chi ha fretta di fare un cane da ferma non avrà mai un cane da ferma. Io possiedo cani vecchi, cani di mezza età con cui vado a caccia, cuccioloni e cuccioli e non ho mai fretta, do tempo ai giovani di apprendere con calma ed i loro primi anni saranno una sorta di passeggiate insieme ai grandi ed al proprio amico capobranco. Pazienza se mette in volo selvaggina fermata dagli adulti, pazienza se ogni tanto si perde e non sa rientrare, pazienza se abbocca la preda e se la porta via in giro per il bosco. Loro stanno andando a scuola e devono apprendere e non è detto che uno scolaro con medie prestazioni poi non possa diventare uno scienziato. Certo che chi può possedere un solo cane non ha la possibilità di attenderlo per anni ed è proprio questa la difficoltà che incontrano molti cacciatori che sicuramente sono un po' penalizzati. Io ai miei cani do tutta la libertà che si prendono, essi sono dei cacciatori nati e non occorre che io alimenti questa passione, si muovono dettati dal loro istinto, che più ce né meglio è,  ma devono prendere conoscenza del terreno e della selvaggina che lo abita e questo comporta un grande dispendio di energie, sue e del cacciatore. Non faccio mai vedere da giovani roba di allevamento, da questo me ne guardo bene, a costo di aspettare mesi ed anni prima che un cane si incontri con qualcosa di vero di selvatico, che sicuramente gli scappa, alimentando in lui il grande desiderio di possederlo.

ImmagineOvviamente ogni soggetto si distingue da un altro basta capirlo ed agire di conseguenza, ma senza mai usare metodi poco ortodossi e soprattutto violenti. Questo è per me un punto fermo ed irrinunciabile. Quando un cane mi rientra dopo un'ora ed anche oltre, il mio rimprovero sarà vocale accompagnato subito da una carezza ed un incoraggiamento, perchè il suo ritardo avrà avuto sicuramente i suoi validi motivi a me sconosciuti. Lui acquisterà sicurezza e fiducia nei miei confronti. Basta farsi volere bene e bene presto verrà restituito. Il vero addestramento è quello svolto sul terreno di caccia ed inesorabilmente il nostro figlio di Artemide, giorno dopo giorno si costruirà un bagaglio di esperienza che mai più si cancellerà dalla sua mente e che tanto utile sarà a noi cacciatori per il futuro. Amare profondamente il proprio ausiliare, è sicuramente la chiave per aprire un rapporto di collaborazione e di fiducia, requisito indispensabile per vivere anni di godimento e soddisfazioni.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 giugno 2008 )
 
< Prec.   Pros. >